Una sintesi operativa dei principali requisiti del PPWR per progettare imballaggi sostenibili, conformi e competitivi
il nuovo Regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR) segna un passaggio cruciale nella strategia dell’Unione Europea verso l’economia circolare, come abbiamo già trattato e descritto nella nostra precedente news.
Questa volta descriviamo brevemente i contenuti e le prescrizioni di questo impattante regolamento, partendo dal fatto che si applica a tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale, dal settore di utilizzo e dal contesto (domestico, commerciale o industriale), con alcune eccezioni specifiche, ad esempio l’ambito sanitario.
La progettazione come leva centrale della sostenibilità
Secondo la Commissione europea, fino all’80% dell’impatto ambientale di un imballaggio si determina in fase di progettazione. Il PPWR basa su questo concetto gran parte dei suoi interventi: l’obiettivo è prevenire la produzione di rifiuti, migliorare la qualità del riciclo e ridurre l’uso di risorse primarie, prima ancora che l’imballaggio diventi rifiuto.
Da qui le aree di intervento declinate dal PPWR.
Sostanze negli imballaggi:
stop a quelle che ostacolano riciclo e sicurezza
Il Regolamento introduce regole stringenti sulla presenza di sostanze che destano preoccupazione negli imballaggi.
Per tutti i materiali resta confermato il limite massimo di 100 mg/kg per la somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente.
Per gli imballaggi a contatto con alimenti viene introdotto un vero e proprio divieto per quelli che contengono PFAS oltre soglie molto basse. Queste sostanze sono considerate critiche non solo per la salute, ma anche perché compromettono il riciclo e la qualità delle materie prime seconde.
La conformità dovrà essere dimostrata tramite analisi e inserita nella documentazione tecnica a supporto della dichiarazione di conformità UE.
Imballaggi riciclabili: dalla teoria alla pratica
Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda il concetto stesso di riciclabilità.
Non sarà più sufficiente che un imballaggio sia “potenzialmente” riciclabile: dovrà esserlo in modo concreto, misurabile e comparabile a livello europeo.
Il Regolamento introduce classi di prestazione di riciclabilità (A, B, C) basate su percentuali minime e richiede che l’imballaggio:
• sia progettato per il riciclo;
• possa essere raccolto e selezionato;
• sia effettivamente riciclato su scala industriale.
Gli imballaggi che non raggiungono almeno la classe C saranno considerati non riciclabili e non potranno essere immessi sul mercato. Nel tempo, l’asticella si alzerà ulteriormente, fino ad ammettere solo le classi più performanti.
Questo ha impatti significativi sul piano progettuale, come ad esempio la riduzione o l’eliminazione di componenti che disturbano i flussi di riciclo e compiere valutazioni tecniche puntuali di ogni unità di imballaggio.
Plastica e contenuto di riciclato: obblighi crescenti e differenziati
Il PPWR non si limita a chiedere imballaggi riciclabili, ma introduce anche percentuali minime obbligatorie di materiale riciclato negli imballaggi in plastica.
Le soglie variano in base al tipo di imballaggio (a contatto con alimenti, bottiglie, altri usi) e aumentano nel tempo. Il calcolo avverrà come media annua per impianto di produzione, non per singolo pezzo.
Restano previste esenzioni mirate (ad esempio per dispositivi medici o in caso di rischio per la sicurezza alimentare), ma l’impostazione generale punta chiaramente a rafforzare il mercato delle materie prime seconde.
Le imprese quindi dovranno avere adeguate disponibilità di plastica riciclata certificata, verificare la compatibilità del riciclato con i requisiti di sicurezza e prestazione e inoltre adattare spessori, colori e formulazioni dei materiali.
Compostabilità e materiali bio based: uso mirato e controllato
La compostabilità non viene considerata una soluzione universale. Il Regolamento la prevede solo per alcune tipologie specifiche di imballaggi, come bustine di tè e caffè o etichette applicate su prodotti ortofrutticoli, laddove esista una reale integrazione con la filiera dell’umido.
La Commissione UE sta valutando l’effettivo beneficio ambientale delle plastiche a base biologica ed è possibile che in futuro vengano normate attraverso obblighi o obiettivi.
Riduzione al minimo degli imballaggi: stop agli eccessi
Una delle misure più impattanti riguarda la riduzione di peso, volume e spazio vuoto.
Saranno vietati gli imballaggi progettati per aumentare artificialmente il volume percepito del prodotto, ad esempio doppie pareti o strati inutili.
Per imballaggi multipli, da trasporto ed e commerce viene fissato anche un limite massimo alla percentuale di spazio vuoto. Le imprese dovranno dimostrare, nella propria documentazione tecnica, che il design adottato rappresenta il minimo necessario per garantire protezione e funzionalità.
Etichettatura e dichiarazione di conformità: più trasparenza e più responsabilità
Accanto ai criteri di progettazione, il PPWR introduce:
• un’etichettatura armonizzata europea, pensata per aiutare i consumatori nella raccolta differenziata;
• la dichiarazione di conformità UE, con cui il fabbricante si assume formalmente la responsabilità del rispetto di tutte le prescrizioni applicabili. La dichiarazione non è un adempimento formale: deve essere supportata da una documentazione tecnica solida ed è soggetta a controlli da parte delle autorità competenti.
Per concludere…
Il nuovo Regolamento sugli imballaggi sposta il baricentro della sostenibilità a monte, nella fase di progettazione.
Per le imprese, il PPWR non è solo un obbligo normativo, ma un’occasione per:
• innovare prodotti e processi,
• ridurre rischi di non conformità,
• rafforzare la propria competitività in un mercato europeo sempre più orientato all’economia circolare.
Chi saprà integrare questi criteri fin da subito nella progettazione avrà un vantaggio concreto nel futuro prossimo del packaging.
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L’adeguamento al PPWR richiede competenze normative, tecniche e strategiche, difficili da gestire separatamente.
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dueO supporta le aziende, aiutandole a:
• interpretare correttamente il Regolamento;
• progettare imballaggi conformi e riciclabili;
• verificare contenuto di riciclato e prestazioni ambientali;
• predisporre documentazione tecnica e dichiarazioni di conformità;
• trasformare l’obbligo normativo in vantaggio competitivo.
Agire oggi significa ridurre rischi futuri, tutelare l’accesso al mercato europeo e posizionarsi come partner affidabile e sostenibile.
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