17/03/2026

Il nuovo volto della sostenibilità

Come il Decreto 30/2026 ridisegna il rapporto tra imprese, consumatori e greenwashing

Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 30/2026, l’Italia compie un passo decisivo nel contrasto al greenwashing e nell’allineamento alla direttiva europea in vigore sui green claims: la sostenibilità non può più essere trattata come un elemento narrativo, ma come un’informazione tecnica che deve essere comunicata con accuratezza, misurata e resa credibile.
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2026 del decreto legislativo 20 febbraio 2026 n. 30, l’Italia ha ufficialmente dato attuazione alla Direttiva (UE) 2024/825, comunemente nota come “Empowering Consumers for the Green Transition Directive” che modifica organicamente il Codice del Consumo.
Le disposizioni del decreto legislativo, in vigore dal 24 marzo 2026, si applicheranno a partire dal 27 settembre 2026 imponendo alle imprese un ripensamento strutturale dei processi di raccolta dati, validazione dei claim e gestione delle evidenze.

Un nuovo linguaggio per la sostenibilità

Il decreto introduce un lessico giuridico preciso, che diventa la base per valutare la correttezza delle dichiarazioni ambientali. Termini come “asserzione ambientale”, “asserzione ambientale generica”, “etichetta di sostenibilità” e “sistema di certificazione” non sono più concetti vaghi, ma categorie definite con rigore. Questo significa che ogni claim deve essere specifico, verificabile e supportato da evidenze concrete.

Pratiche commerciali scorrette: un perimetro più ampio e più severo

Il decreto interviene in profondità sulle pratiche commerciali scorrette, ampliando la lista delle condotte considerate ingannevoli. Tra le novità più rilevanti:
• divieto di dichiarazioni ambientali future prive di piani concreti ovvero obiettivi come la riduzione delle emissioni devono essere accompagnati da impegni misurabili, scadenze definite e verifiche indipendenti;
• stop alle etichette non certificate ovvero ogni marchio di sostenibilità deve poggiare su un sistema di certificazione trasparente e riconosciuto;
• divieto di presentare come distintivi requisiti che sono semplicemente obbligatori per legge;
• divieto di dichiarare impatti ambientali positivi basati esclusivamente sulla compensazione delle emissioni;
• divieto di claim riferiti all’intero prodotto quando riguardano solo un singolo aspetto.

Il risultato è un quadro che non si limita a verificare la veridicità delle affermazioni, ma considera anche l’effetto che queste producono sulla percezione del consumatore.

La comunicazione d’impresa entra in una nuova era

Parlare di sostenibilità non è più un esercizio creativo libero, ma un’attività regolata che richiede rigore metodologico e responsabilità. Le imprese devono essere in grado di dimostrare che le promesse fatte sono realistiche e raggiungibili e che i messaggi diffusi non inducono il consumatore a conclusioni errate.
Questo comporta una trasformazione profonda: prodotti e servizi che non presentano reali caratteristiche di sostenibilità non potranno più essere associati a valori ambientali perciò chi saprà dimostrare risultati concreti potrà distinguersi in modo credibile.

Durabilità e riparabilità

Una parte significativa della riforma porta l’attenzione alla durabilità, riparabilità durante tutto il ciclo di vita perché la sostenibilità non riguarda solo l’impatto ambientale a fine vita ma anche la vita utile del prodotto e la possibilità di ripararlo o mantenerlo efficiente.
Vi sono inoltre indicazioni riguardanti i beni con componenti digitali, un settore in cui il greenwashing assume forme particolarmente insidiose e il consumatore dovrà essere informato in modo chiaro sulla durata minima degli aggiornamenti, sull’indice di riparabilità, sulla disponibilità dei pezzi di ricambio e sulle eventuali limitazioni alla riparazione.

Obblighi informativi rafforzati: più trasparenza prima dell’acquisto

Il decreto introduce nuovi obblighi informativi nei contratti, soprattutto a distanza.
Tra gli elementi che devono essere comunicati in modo chiaro e visibile vi sono ad esempio la garanzia legale di conformità tramite un avviso armonizzato e le opzioni di consegna a minore impatto ambientale.
L’obiettivo è rafforzare la capacità del consumatore di compiere scelte consapevoli e di valutare la reale sostenibilità dei prodotti.

Dal greenwashing al consumer empowerment

La riforma si inserisce in una logica europea che mira a restituire centralità al consumatore: un consumatore informato è in grado di premiare le imprese virtuose e contribuire ad un mercato più sano e competitivo. Il decreto è un’opportunità per costruire un rapporto più trasparente e credibile tra imprese e cittadini.
In un contesto in cui la sostenibilità è diventata un valore strategico, la chiarezza e la verificabilità delle informazioni non sono più un optional ma un requisito essenziale.
Le imprese che sapranno interpretare questa trasformazione non solo eviteranno rischi sanzionatori e reputazionali, ma potranno costruire un vantaggio competitivo fondato sulla fiducia e per farlo dueO può assistere le aziende aiutandole e ripensando gli impatti operativi e i requisiti tecnici per sostenere una comunicazione ambientale conforme.

Realizzare un nuovo modello di governance aziendale

L’adeguamento al decreto richiede un ripensamento complessivo dei processi aziendali.
Le imprese dovranno compiere delle azioni e con il supporto di dueO potranno:
• validare ogni claim ambientale;
• eliminare la presenza7 ingerenza di marchi non certificati;
• predisporre piani documentati per gli obiettivi futuri;
• aggiornare cataloghi, schede tecniche, siti web e materiali promozionali.

Ad oggi il decreto introduce un vero e proprio onere della prova molto forte: ogni dichiarazione deve essere sostenuta da documentazione solida e facilmente accessibile.
Se vorrai richiedere il contributo e supporto di dueO, saremo bene felici di collaborare insieme per portarvi a mantenere la piena fiducia dei vostri clienti.

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